Mentre in Europa si moltiplicano le pressioni per “semplificare” il diritto del lavoro – aumentare l’orario, ridurre vincoli, alleggerire tutele in nome della competitività – dalle assemblee dei metalmeccanici arriva un messaggio molto chiaro.
In provincia di Livorno 2.921 lavoratrici e lavoratori hanno partecipato al referendum per l’approvazione del rinnovo del CCNL Industria metalmeccanica. Il risultato parla da solo: 2.820 sì, 85 no, 14 bianche, 2 nulle. Un consenso larghissimo, maturato dentro un contesto difficile, con ammortizzatori sociali che interessano circa 3.000 lavoratori sul territorio. Nonostante la cassa integrazione, le incertezze produttive e le transizioni ancora aperte, quasi tremila persone hanno scelto di partecipare e di esprimersi.
Questo è il punto politico. La strada della contrattazione, non della deregolazione Il rinnovo del contratto nazionale firmato da FIOM, FIM-CISL e UILM con Federmeccanica e Assistal dimostra che la competitività non si costruisce comprimendo i diritti, ma rafforzando il contratto nazionale, redistribuendo salario, regolando orari e organizzazione del lavoro. È una scelta diversa rispetto alle pressioni esercitate da BusinessEurope sulla Commissione europea per rendere più “flessibili” le direttive sociali.
Dietro la parola “semplificazione” si intravede un’idea precisa: più ore lavorate, meno rigidità normative, meno vincoli per le imprese. Ma quando l’orario diventa una variabile da estendere senza adeguate compensazioni e i riposi vengono vissuti come un ostacolo, non siamo di fronte a innovazione: siamo davanti a una redistribuzione del potere a favore dell’impresa.
I modelli che non vogliamo imitare In Argentina le riforme del presidente Javier Milei hanno puntato apertamente alla deregolamentazione del mercato del lavoro e al ridimensionamento della contrattazione collettiva. Negli Stati Uniti il mercato del lavoro è storicamente molto più deregolato rispetto a quello europeo: minori tutele contro il licenziamento, copertura contrattuale più bassa, forte discrezionalità aziendale. Un modello che ha prodotto dinamismo, ma anche profonde diseguaglianze e forte instabilità sociale.
Quando in Europa si evocano questi sistemi come riferimento implicito, occorre essere chiari: non si può importare la flessibilità senza importare anche il costo sociale che quei modelli comportano. Il voto di Livorno è un segnale Il referendum sul CCNL, in un territorio segnato da crisi industriali e ammortizzatori sociali, dimostra che le lavoratrici e i lavoratori chiedono l’esatto contrario della deregulation: chiedono regole certe, salario, tutele esigibili, contrattazione forte. Non si difende l’industria indebolendo chi lavora.
Non si rafforza l’Europa comprimendo il modello sociale. La competitività vera si costruisce con investimenti, innovazione, qualità del lavoro e redistribuzione della produttività. Il voto dei metalmeccanici lo dice con chiarezza: la strada è quella del contratto nazionale e della democrazia sindacale, non quella delle scorciatoie che scaricano i costi sulle persone. Se si vuole un’industria forte, la si costruisca insieme ai lavoratori, non contro di loro.
Massimo Braccini, segretario generale Fiom Livorno
