Cgil: “Tempi brevi per una piattaforma e lo sciopero generale”

logo“Livorno deve reagire con determinazione e intelligenza. Sollecitiamo ad accellerare i tempi per la realizzazione di una piattaforma unitaria per chiedere a Governo e Regione impegni chiari e concreti per far uscire Livorno dalla crisi, e alle amministrazioni locali di agire per salvaguardare occupazione e diritti dei lavoratori. A sostegno della piattaformala proclamazione dello sciopero generale il prima possibile” leggi il testo integrale del documento direttivo 30 ottobre 2014

 

  1. Anna e Antonio 4 novembre 2014, 10:47

    A nome dell’area congressuale “Il sindacato è un’altra cosa – opposizione CGIL”, in base alle più elementari norme democratiche, chiediamo che siano pubblicati in questo sito, in modo che siano garantita la pari dignità, tutti i documenti presentati all’ultimo Direttivo della camera del lavoro con i rispettivi voti ottenuti. I documenti presentati risultano essere 4, due dei quali presentati da “Il sindacato è un’altra cosa – opposizione CGIL” (vedi sotto): uno della Segreteria, approvato a maggioranza con due voti contrari e qui pubblicato; uno sullo sciopero generale respinto a maggioranza con due voti a favore; un documento sulla situazione livornese, anch’esso respinto a maggioranza con due voti a favore; l’ultimo sulla situazione Ucraina (respinto a maggioranza con alcuni voti a favore, che non ricordiamo). Quest’ultimo documento ha visto il voto contrario del “Il sindacato è un’altra cosa – opposizione CGIL”
    Aspettando che sia risposto positivamente a questa richiesta di pubblicazione dei 4 documenti inseriamo nei commenti i documenti che come Area “Il sindacato è un’altra cosa – opposizione CGIL” abbiamo presentato e che la Segreteria ha messo in contrapposizione al proprio documento, rifiutandosi di scorporare la questione dello sciopero generale.

    Saluti
    Anna Della Ragione
    Antonio Stefanini

    SULLO SCIOPERO GENERALE

    La grande manifestazione di sabato a Roma ha dimostrato la grande volontà del popolo della CGIL a contrastare il governo Renzi nelle sue politiche di austerità e di attacco ai diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Bisogna quindi superare i tatticismi e le cautele, nel rapporto con governo, Confindustria, Cisl e Uil e dare continuità alla battaglia contro il jobs act e la difesa dell’articolo 18, per abolire la legge Fornero. La risposta alle richieste dei lavoratori e delle lavoratrici c’è già stata da parte di Renzi lo stesso giorno della manifestazione con le sue affermazioni alla Leopolda. Come Camera del Lavoro di Livorno chiediamo quindi che la CGIL rimanga in sintonia con lo spirito e la volontà espresso dai partecipanti alla manifestazione di Roma e indichi immediatamente lo sciopero generale nazionale di 8 ore di tutte le categorie da svolgersi entro il mese di novembre.

    respinto a maggioranza con 2 voti a favore

    SULLA SITUAZIONE LIVORNESE

    Ci troviamo di fronte alla più grave crisi del capitalismo dalla prima guerra mondiale ad oggi, più profonda della crisi del ’29.
    Le classi dominanti stanno utilizzando coscientemente questa crisi sistemica per distruggere tutto il complesso sociale e culturale conquistato con le lotte dal Movimento Operaio e concretizzatosi nel compromesso socialdemocratico del dopoguerra, con l’illusione che questo possa rilanciare l’accumulazione capitalistica e permetta di superare la caduta dei profitti.
    Da qui il tentativo di garantire i profitti riducendo ancora di più i salari, aumentando la disoccupazione e distruggendo lo stato sociale con la privatizzazione di tutti quei beni e servizi che fino ad oggi si ponevano fuori dalle logiche di mercato (i beni comuni e in modo particolare la scuola, il sistema pensionistico e la sanità pubblica).
    Siamo di fronte ad un vero e proprio attacco frontale condotto con ferocia contro i lavoratori/trici e le loro conquiste salariali, i loro diritti, la democrazia. Una guerra che ha visto una sola forza attiva in campo in quanto è stata condotta con determinazione solo dai padroni, con la più totale passività delle organizzazioni tradizionali del Movimento Operaio.
    Questa offensiva è accompagnata ad un pesante attacco alla democrazia e alla Costituzione che si cerca di modificare in senso autoritario e presidenzialista, mentre contemporaneamente le istituzioni sovranazionali impongono in tutta Europa i loro voleri esautorando i governi e i parlamenti nazionali.
    In questa ottica devono essere considerate le politiche di riforma istituzionale e di austerità condotte dal governo PD Renzi-Napolitano: misure che che ben lontane dal far uscire il paese dalla crisi ne stanno accentuando la caduta e le dinamiche depressive.
    Gli effetti sul territorio livornese della crisi e dell’inadeguatezza della risposta sono stati devastanti.
    Il processo di deindustrializzazione di questi ultimi decenni (Lips, Cantiere, e Delphi, per fare solo alcuni esempi) ha trasformato economicamente, ma anche socialmente e culturalmente, la nostra città.
    Oggi ci troviamo di fronte a nuovi drammi per centinaia di lavoratori e lavoratrici: la TRW che delocalizza impunemente, l’ENI che cerca di privatizzare uno stabilimento strategico per l’economia italiana, la COOPLAT i cui lavoratori e lavoratrici pagano le politiche di tagli del governo e di una nuova amministrazione locale succube come la precedente delle culture liberiste.
    Ma dobbiamo avere anche il coraggio di riconoscer che la crisi della città è anche la nostra crisi, è anche il fallimento del progetto sindacale e politico della CGIL livornese.
    L’idea di rendere “appetibile” il territorio in una logica di marketing territoriale, che da sempre caratterizza la CGIL di Livorno, si è dimostrata fallimentare, specialmente in settori ad alta intensità di lavoro come l’automotive, un comparto da decenni in crisi e caratterizzato da un potente processo di concentrazione a livello internazionale di cui si poteva facilmente immaginare le conseguenze.
    Le politiche sindacali che hanno portato i lavoratori e le lavoratrici a concedere sempre di più in nome di una presunta concorrenzialità, per poi essere gettati via senza riguardo, sono espressione di una politica sindacale completamente sbagliata, che nasce da una lettura della crisi inadeguata e dall’incomprensione della sua gravità.
    Di fronte ad una crisi di sovrapproduzione così grave e generalizzata è illusorio poter credere che concedendo sempre maggiori disponibilità in termini di ritmi di lavoro, diritti, salari si possano garantire investimenti da parte di padroni che in queste condizioni in realtà cercano solo costo del lavoro basso e finanziamenti pubblici, da utilizzare in una logica di rapina “mordi e fuggi”.
    In questi anni non solo non si è stati capaci di unire e coordinare le forze di chi era ed è sotto attacco, ma al contrario si sono tenute isolate le vertenze, pensando a immaginari sbocchi positivi rimanendo al solo livello locale e aziendale.
    Il caso della TRW è emblematico in questo senso in quanto dimostra dell’incapacità di creare quei pur minimi contatti nazionali, se non internazionali, tra delegati della stessa azienda necessari per contrastare e dare una risposta vincente e credibile ad una multinazionale che opera a livello europeo e che, come nei casi Resolven e Pamplona che hanno coinvolto indirettamente Livorno, mette costantemente in concorrenza i propri stabilimenti.
    Al contrario abbiamo assistito ad un continuo appellarsi alle istituzioni, illudendosi che le soluzioni si potessero trovare senza il coinvolgimento diretto dei lavoratori e delle lavoratrici, ridotti così ad essere un mero strumento di pressione verso altri soggetti politici a cui dover affidare le proprie speranze. Questa logica di delega non solo non ha permesso di sviluppate a pieno tutto il protagonismo dei lavoratori e delle lavoratrici ma ha ridotto l’autonomia e l’indipendenza stessa del Sindacato, indebolendolo e facendogli perdere in credibilità.
    Ma il limite principale è stato nel non comprendere che solo un intervento continuo e massiccio dello stato, in rottura con le politiche imposte dai trattati europei e dal padronato, potrebbe modificare le prospettive a favore non solo dei lavoratori e delle lavoratrici, ma anche del paese.
    Di fronte alla chiusura di aziende la TRW o l’Acciaieria di Piombino, o di fronte alla volontà di privatizzazione dell’ENI, non possiamo che cercare l’unità con tutti/e lavoratori e le lavoratrici delle aziende coinvolte a livello nazionale per chiedere con forza, Costituzione alla mano, l’unica soluzione possibile: il mantenimento del controllo pubblico e l’esproprio senza indennizzo degli impianti in pericolo: da Piombino a Taranto, da Gela a Livorno.
    Quello che è venuto a mancare è stato un sindacato capace di unire le innumerevoli lotte parziali che pure ci sono state per dargli una prospettiva, per farle diventare una battaglia più generale capace di impedire che la crisi venisse pagata dalle classi popolari della nostra città.
    Cambiare rotta e strategia, dunque.
    Il prossimo sciopero cittadino deve uscire dalla genericità solidaristiche e deve quindi prospettare una risposta chiara e radicale contro il governo Renzi che scarica sulle Regioni e i Comuni la responsabilità dei tagli dei servizi, contro le politiche di austerità dell’Unione Europea, contro le politiche di privatizzazione, contro il jobs Act per una vertenza territoriale che sia un primo passo nella costruzione di un percorso che porti ad uno sciopero generale e generalizzato capace di bloccare tutto il paese.

    respinto a maggioranza con 2 voti a favore

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