Il confronto sul Premio di Risultato in Officina 2000 S.r.l., azienda con circa 110 dipendenti con sede
all’interno del parco industriale Solvay di Rosignano, si è chiuso senza alcun accordo dopo la conferma da
parte aziendale di una proposta irricevibile: 300 euro annui. Una cifra molto bassa e inaccettabile, peraltro
legata quasi esclusivamente alla presenza individuale, che nella sostanza riduce ulteriormente il valore reale
del premio e ne svuota la funzione di riconoscimento del lavoro collettivo. Il Premio di Risultato, così come
ogni elemento del salario fisso e variabile, deve essere definito attraverso la contrattazione con la
rappresentanza sindacale, sulla base di criteri collettivi, trasparenti e verificabili. Non può essere il risultato
di decisioni unilaterali.
A seguito del mancato accordo, le lavoratrici e i lavoratori, riuniti in assemblea, hanno approvato
all’unanimità lo stato di agitazione, dando mandato alla RSU e alla FIOM di attivare tutte le iniziative
necessarie a tutela del salario, dei diritti e della dignità del lavoro.
Grave inoltre la scelta dell’azienda di convocare una propria assemblea con l’obiettivo di contestare le
posizioni espresse dalla RSU e dal sindacato sul Premio di Risultato. Un intervento diretto dentro il
confronto sindacale che altera il corretto rapporto tra le parti e forza il terreno della contrattazione.
Tale comportamento sarà oggetto anche di valutazione legale in relazione a possibili profili di condotta
antisindacale. L’imprenditore non è libero di esercitare i propri poteri direttivi, gestionali e organizzativi in
modo da condizionare o influenzare le lavoratrici e i lavoratori nella loro libertà decisionale. Il datore di
lavoro è tenuto al rispetto dei doveri di correttezza e buona fede, che non possono essere compressi né
aggirati.
L’azienda richiama inoltre la presenza di aumenti “ad personam”, rivendicando una politica salariale fondata
su scelte discrezionali, che rappresentano l’antitesi della contrattazione collettiva. Tali elementi, peraltro tutti
da verificare, se non ricondotti a criteri chiari e condivisi, spostano il baricentro della retribuzione dal piano
collettivo a quello individuale, introducendo una logica salariale frammentata.
Tuttavia, anche laddove, esistano componenti retributive individuali, queste non possono sostituire né
svuotare la contrattazione collettiva, che resta lo strumento centrale per definire in modo certo, trasparente e
condiviso salario, inquadramenti e condizioni di lavoro.
La contrattazione di secondo livello rappresenta un pilastro fondamentale delle relazioni industriali e deve
poter affrontare tutte le materie che riguardano la vita lavorativa: dal salario agli orari, dall’inquadramento
professionale alle trasferte, dai congedi parentali fino all’organizzazione del lavoro e alla sicurezza.
Per queste ragioni si conferma e si rilancia lo stato di mobilitazione, sostenendo tutte le iniziative sindacali
che le lavoratrici e i lavoratori, insieme alla RSU, decideranno democraticamente di mettere in campo nelle
prossime settimane per la difesa di dignità, salario, diritti e contrattazione.
Massimo Braccini, segretario Generale FIOM CGIL Livorno
