Difendiamo il Servizio sanitario pubblico: necessario riprendere la concertazione!

spisanità li2Una buona sanità pubblica è possibile. Il servizio sanitario pubblico è un bene della colletività da difendere ad ogni costo. E’ necessario riprendere la concertazione con i sindaci delle provincia e con la direzione dell’Asl” Questo l’appello lanciato da Cgil, Spi Cgil e Fp Cgil. Ecco i punti nodali toccati dai tre segretari Franca Taddei, Enrico Pedini e Giovanni Golino: CASA DELLA SALUTE “Le case della salute rientravano nel progetto del nuovo ospedale. Che ne sarà adesso? La nostra proposta sarebbe quella di sfruttare le aree della ex Circoscrizione 1 per i quartieri nord e i locali della vecchia coop alla Rosa per mi quartieri sud. Aspettiamo risposte dall’amministrazione in merito a questo”. SERVIZI SOCIO SANITARI “Probabilmente la nostra società della salute non sia stato un buon esempio, ma vorremmo capire comunque quale sia il luogo di integrazione socio-sanitario pensato da comune a Asl e come si vuol disegnare questo luogo oggi indispensabile. Deve essere il luogo intermedio tra i medici di famiglia ed il pronto soccorso, un’organizzazione pensata ed incentrata su medici,infermieri, specialistica e diagnostica, dove siano previsti anche posti letto ed aperta 24 ore al giorno”. SILENZIO ASSORDANTE “Più volte abbiamo denunciato la mancanza di indirizzi programmaticidalla conferenza dei sindaci, ma le cose non sembrano cambiare. L’azienda fa scelte che mirano al risparmio o non ne fa affatto” INTENSITà DI CURE “Il modello da seguire resta questo: gli altri modelli sono ormai superati. Quello per intensità di cure è un modello che funziona se si sa governare, coinvolgendo il personale” VIA ALLE ASSUZIONI “Chiediamo l’assunzione immediata di tutto il personale sanitario e amministrativo per la copertura del 100% del turn over. In attesa dell’ospedale d comunità e delle strutture intermedie è indispensabile incrementare il personale dei quattro pronto soccorso del territorio”.

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  1. Antonio Stefanini 23 settembre 2014, 11:21

    La lettura di questo documento, pienamente condivisibile sulla necessità di difendere la sanità pubblica dai continui attacchi a cui è sottoposta da parte del Governo Renzi e dal Governatore toscano Enrico Rossi, lascia al contrario perplessi per la continua attenzione che viene portata sui problemi di localizzazione (vecchio/nuovo ospedale, Casa della salute, ecc) rispetto le funzioni e quindi le scelte strategiche nella sanità toscana.
    Per fare un solo esempio: le Case della salute non sono decollate da nessuna parte in quanto sono un progetto irrealistico, nella misura in cui non si riesce a motivare (economicamente, ma non solo) i medici di famiglia ad accettare questo nuovo sistema.
    Ma quello che invece è sbagliato è la sottoscrizione acritica di quel modello, tanto caro al PD e in modo particolare ad Enrico Rossi, della “intensità di cura”, che qualcuno ha efficacemente rinominato “intensità di scure”.
    Ricordiamo infatti che l’intensità di cura è affiancato da un continuo taglio di posti letto che vede un tasso di ospedalizzazione nella nostra provincia non solo tra i più bassi della Regione, ma anche inferiore alla normativa sia nazionale che regionale (2,19 per mille abitanti contro 3,70 per mille nazionale e 3,15 per mille prevista dalla normativa regionale!).
    Più realisti del re!
    Per altro non è assolutamente dimostrato, da alcun studio empirico o esperienza concreta, che questo sistema sia migliore rispetto a quello tradizionale. Questo sistema infatti, di origine anglosassone, oggi sta venendo abbandonato proprio nelle nazioni in cui è nato (USA e GB), per il suo evidente fallimento. A confermare l’inefficacia di questo sistema ci sono poi le dichiarazioni di importanti scienziati come quelle di molto del personale coinvolto, ad ogni livello e categoria.
    Perché non aprire come CGIL una vera discussione e una fase di studio prima di sbilanciarci così apertamente? Perché non ascoltare il personale sanitario e i pazienti coinvolti?
    Quello che come CGIL dobbiamo difendere e richiedere è quindi l’abbandono dell’intensità di cura, la copertura completa dell’organico e soprattutto l’allocazione da parte della Regione delle risorse previste per il nuovo ospedale (circa 109 milioni) nella ristrutturazione di quello vecchio, come deciso democraticamente in più forme dalla cittadinanza livornese.
    Ma non solo: basta ticket, basta con questo progetto, sempre meno strisciante, di privatizzazione della sanità pubblica da parte della Regione toscana e del governo nazionale (senza polemiche, ma tutti controllati dal PD)
    La sanità è un pezzo importante dello stato sociale che deve vedere una mobilitazione di tutti i lavoratori nella difesa del loro diritto alla salute, garantito dalla Costituzione, e alla sicurezza nei posti di lavoro. Prevedendo, oltre che curando.
    Concertare? I risultati fino ad oggi sono stati abbastanza negativi. Forse sarebbe meglio ritornare ad essere, e fare, sindacato, organizzando direttamente i lavoratori della sanità e la cittadinanza nella difesa dei propri diritti, anche in modo conflittuale.

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  2. Sulla questione delle case della Salute le critiche negative sono diffuse in molti ambienti sanitari; non tanto per l’idea in se, ma proprio per il loro evidente secondo fine. Leggiamo infatti in un documento della Fimmg di Bologna (il maggior sindacato dei medici di base italiani) ” servono innanzitutto come elisir da mostrare in pubblico per promettere la veloce guarigione del Ssn da tutti i suoi mali”. In pratica uno specchietto per le allodole!
    E poi, leggendo la descrizione di tali strutture sul sito della Regione Toscana sembra di leggere la descrizione di quello che dovevano essere i distretti socio-sanitari che invece a Livorno, e non solo, dai primi anni ottanta ad oggi sono stati ridotti da 11 a 3; diminuzione che conseguentemente ha colpito pesantemente anche i servizi erogati ai cittadini/e. Auspichiamo tutti quindi un vero cambiamento nel sistema sanitario. Ma quale grande cambiamento di modello? E quale enorme stanziamento di risorse economiche ed umane dovrebbe permettere tale, per noi auspicabilissima, inversione di rotta? Non certo solo gli 8 milioni e 200 mila euro stanziati nel maggio 2013 che devono essere distribuiti in 54 strutture, soprattutto ex piccoli ospedali da ristrutturare. Infatti è un fenomeno generalizzato, non solo in Toscana, che che quando vengono aboliti concretamente i piccoli ospedali vengono promesse in futuro le Case della Salute.
    Per quanto riguarda il sistema ad “intensità di cure” ricordiamo che questo sistema , nato nella sanità privata statunitense, esattamente alla Virginia Mason Clinic di Seattle sul modello di produzione a “filiera” delle fabbriche toyota, può attagliarsi alla clinica privata americana, ma si è dimostrato non adatto nei paesi dove vige il sistema sanitario pubblico ed universalistico e oggi sta venendo abbandonato in Gran Bretagna, per il suo evidente fallimento.

    Il Sindacato è un’altra cosa-Livorno

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